Premessa 1: Qui si parlerà della lettera di presentazione in maniera generica. Il discorso specifico relativo alla lettera di presentazione per le autocandidature lo vedremo più avanti.
Premessa 2: Si sta sempre parlando di candidature presso le agenzie per il lavoro.
Premessa 3: Ricordate sempre che la lettera di presentazione è un’arma pericolosa a doppio taglio, che miete più vittime di quante ne salvi. Usare con cautela, tenere fuori dalla portata dei bambini, può avere effetti collaterali anche gravi. In caso di ingestione, consultare il medico.


La lettera di presentazione deve essere breve, coincisa, chiara.

Di fondo non dovete:
1) Raccontare la vostra vita;
2) Copincollare il curriculum (le esperienze le hai già scritte lì, cosa me le riporti per intero?);
3) Usare un linguaggio aulico:

Buongiorno,
la presente per significarLe la mia disponibilità ad un appuntamento conoscitivo per una auspicata candidatura.
Resto in attesa di sentirLa in merito e, con l’occasione, Le porgo i miei migliori saluti.

Ecco, evitate cose del genere: fa ridere me che ho sense of humor, ma un altro potrebbe sentirsi preso in giro.
Pensateci: incontrate uno sconosciuto al bar che si fa da parte per consentirvi di passare con un elaborato inchino e chiamandovi “messere”. Di sicuro la prima idea che vi fate di lui non è certo che sia una persona a posto oppure, più probabilmente, che vi stia prendendo per i fondelli.
4) Usare un linguaggio eccessivamente colloquiale:

Non ho mai lavorato come addetto al riassortimento scaffali, ma non vedo nessuna difficoltà a farlo
Ci manca solo un “stai manza, zia” finale e accoglierlo con un cinque alto al colloquio.

Todd

Come in ogni cosa, e come ci insegnano anche i latini, la virtù sta nel mezzo.
Quindi utilizzate un linguaggio semplice, cortese, non eccessivamente infiocchettato (a meno che non vogliate non essere presi sul serio… sono scelte), ma soprattutto non dovete strafare. Io, così facendo, sono quasi stata bocciata all’esame per la patente. Per eccesso di zelo, avevo deciso che mi sarei fermata anche ai “dare la precedenza”, invece di limitarmi a rallentare e all’occorrenza fermarmi (come sancisce il codice della strada). Il risultato? Al primo incrocio al quale lo feci, l’esaminatore mi sgridò, sbottando con un “Ma cosa fa, signorina?” e, dal momento che ero tesa come una corda di violino, mi si spense l’automobile. Mi è andata bene: fu comprensivo, perché avevo svolto tutte le altre manovre in maniera eccellente. Se però fosse stata, chessò, la seconda sciocchezza, non avrei avuto la patente quel giorno.

Al di là del fatto che l’eccesso di zelo spesso è un boomerang in faccia, la ragione di base per la quale è meglio essere sintetici e scarni nella stesura di lettera di presentazione è che, ad esempio, a me non piacciono e si deve tener conto del fatto che il destinatario del mio messaggio è una persona, che questa persona è diversa da chi scrive ed è, come tutti, splendida nella sua unicità. La lettera di presentazione deve perciò essere fruibile a tutti ed essere quella via di mezzo che possa andare bene in generale: non troppo lunga (se no Anita a leggerla si annoia), non troppo corta (se no chi invece dà importanza ci rimane male), non troppo aulica (se no Anita non vi prende sul serio), nè troppo colloquiale (Anita non è la tua sista).

Se la forma dovrebbe essere a questo punto chiara, cosa è essenziale mettere all’interno della lettera di presentazione?
Dipende.
...

Già, dipende dalla mansione per la quale vi state candidando. Nella lettera di presentazione si mette ciò che è funzionale alla candidatura e che nel curriculum vitae non ha trovato posto. Le motivazioni che vi spingono a cercare un lavoro e le caratteristiche che avete e che secondo voi vi rendono il candidato ideale. Il concetto alla base del “non ho mai fatto lo scaffalista, ma non vedo difficoltà a farlo” è giusto. In questo caso la forma è carente e manca un pezzetto: perché sei adatto a fare lo scaffalista?
“Non ho mai lavorato come addetto al riassortimento scaffali, ma sono una persona meticolosa e ordinata. Inoltre non ho mai avuto difficoltà ad apprendere e la cosa alla quale ambisco è di lavorare all’interno di un negozio, perché mi piace molto il contatto con il pubblico.”
Due parole, concetto chiaro, tutto spiegato. Non resta nulla in sospeso. Ci aggiungi un “Buongiorno” all’inizio e una chiusura standard alla fine (“Cordialmente”, “Nella speranza di essere contattato porgo cordiali saluti” e variazioni sul tema) e il gioco è fatto. Il resto è sul curriculum vitae.
Perché non dovete raccontarmi la vostra vita? Perché non mi interessa ai fini della selezione. Umanamente mi dispiace infinitamente per voi se avete una brutta situazione alle spalle, ma non è quello che di voi voglio sapere. Io voglio sapere cosa avete fatto nella vita, quali sono le vostre aspirazioni e caratteristiche e se andate bene o meno per l’azienda che mi ha commissionato una ricerca.

Quando scrivete la lettera di presentazione, dovete, ancora più che nel curriculum vitae, fare appello al buonsenso e scrivere cose attinenti, evitando i voli pindarici.
Mi sto candidando come impiegato tecnico commerciale nel settore metalmeccanico. Ha senso che io scriva che ho la passione per l’ikebana? Ovviamente no, sarebbe una notizia da archiviare nel cassettino “chissenefrega”.
Mi sto candidando come impiegato tecnico commerciale estero per i mercati dell’estremo oriente, qui ha senso indicarlo? Sì: state dicendo che non solo siete interessati al lavoro, avete le competenze e le conoscenze necessarie, ma vi che vi appassiona la cultura giapponese. In questo caso l’informazione verrebbe evidenziata.

Ultima domanda: quando è necessaria la lettera di presentazione? Il nostro pensiero è che l’unico vero caso sia in casi di autocandidatura. Per il resto è accettabile quando è davvero indispensabilmente necessario comunicare qualcosa al selezionatore che vi rende IL candidato. In pratica leggete un annuncio all’interno del quale l’unica cosa che manca è il vostro nome. Avete tutte le caratteristiche, il settore è quello che vi piace e in cui avete esperienza e, oddio!, l’azienda è pure a due km da casa. In questo caso va bene.

Ricordate, se la risposta alla domanda “Questa lettera di presentazione è davvero indispensabile? Davvero, davvero, davvero? Ci metto la mano sul fuoco?” non è un “Sì” fermo e sicuro, privo del benché minimo tremolio nella voce (il “massì, dai” anche se detto con sicurezza non vale), evitate di metterla.

Anita